Speak global, act local.
Il mito dell’esperanto non ci abbandona, ma si evolve in chiave “glocal”. Non vogliamo infatti rinunciare alla nostra torre di Babele, che racchiude tutti gli idiomi del mondo, i suoni della memoria e le minoranze linguistiche, ma vogliamo anche poter comunicare con i diversi dirimpettai del pianeta. La lingua universale, capace di far dialogare i popoli, è dunque il collante della nuova cultura postmoderna e multietnica. In quest’ottica la conoscenza dell’international English diventa uno strumento ineludibile per la decodificazione della realtà.
Da tre lustri l’International English Centre lavora perché questo comune denominatore sia accessibile alla più larga fascia di utenti, attraverso una rete di scuole in franchising e un bouquet di proposte agili: corsi, lezioni individuali, viaggi studio, traduzioni.
L’idea di fondo è molto “pop” e “warholiana”: l’inglese deve diventare un prodotto di massa, un immaginario luogo collettivo di incontro, un mezzo per la costruzione di una rispettosa democrazia linguistica.
La lingua non è però quella ingessata nei tomi polverosi delle biblioteche, ma l’idioma che cambia e si arricchisce, che si rinnova e si modifica nei luoghi in cui viene parlata. In questa direzione va la scelta dell’International English Centre: insegnare l’inglese vivo nel rispetto del “Genius loci”.

 

 

Stefania De Michele
Giornalista professionista freelance e autrice di narrativa

Stefania De Michele: speak global, act local